Quattro chiacchiere con Emanuele – Intevista al CEO di Bermec

Talamona, 10 settembre 2020

Partiamo dalla origini: Bermec ha una storia lunghissima ed è erede di una tradizione artigiana antica, ci descrivi brevemente il percorso che vi ha condotti a essere un’eccellenza nella Meccanica di precisione?

La storia imprenditoriale di famiglia ha inizio più di cento anni fa a Talamona.
Mio nonno Carlo è partito come fabbro, per poi specializzarsi subito nella costruzione di argani e teleferiche, una volta unici strumenti per movimentare le merci in montagna.
I miei genitori hanno continuato il suo percorso aggiungendo un negozio di ferramenta e il servizio di distribuzione delle bombole del gas.
Io, nel 1986 di fronte all’obbligo di spostare l’ officina dal centro del paese, ho deciso di cambiare rotta e ho convertito l’officina in lavorazioni Meccaniche con macchine a controllo numerico acquistando la prima CNC e costruendo un primo piccolo capannone nella zona industriale di Talamona; da allora sono passati oltre 33 anni, durante i quali altre aziende sono nate con Bermec, (alcune sono state trasferite e altre sono cessate), e nel corso del tempo nonostante varie crisi attraversate, piccole e grandi, Bermec non ha mai smesso di crescere.
Oggi siamo ancora qui, felici di ciò che facciamo di come lo facciamo e di quello che potremmo ancora fare nel futuro.

Parliamo di promesse mantenute e sogni nel cassetto: quali sono i progetti che nel tempo hanno trovato realizzazione, e quali quelli che in un prossimo futuro Bermec punta a realizzare?

Le promesse mantenute sono quelle con me stesso: ho sempre fortemente voluto un’impresa seria, rispettosa degli altri e dell’ambiente. Un’impresa dove si opera in maniera aperta e disponibile al cambiamento, mettendo sempre al primo posto la trasparenza e la riconoscenza verso i nostri collaboratori, i venti che oggi lavorano in Bermec ma anche gli oltre ottanta che sono passati di qua nel corso degli anni.
Per il futuro l’idea è sicuramente quella di non cambiare rotta, cercando di implementare sempre più il rispetto verso il nostro pianeta e di trovare soluzioni che ci consentano di lavorare con maggiore serenità per fornire servizi puntuali e precisi al giusto prezzo per tutti.

La forza di ogni impresa, e di una industria meccanica in particolare, sta negli uomini dietro le macchine, e in Bermec investite molto nella formazione e nel benessere di ogni membro del team, ci spieghi in dettaglio questa visione che mette tutta la squadra al centro del progetto?

Ho sempre pensato e detto che nessuno di noi è indispensabile, a partire da me, ma tutti quelli che hanno voglia di darsi da fare sono utili, ognuno mettendo in pratica propri talenti.
È importante riuscire a trovare i punti di forza del singolo, per stimolarli e implementarli con la formazione giusta che consenta di mettere in pratica ciò che si sa fare in un’attività che dia soddisfazioni, che permetta di andare al lavoro sereni e che venga riconosciuta con una adeguata remunerazione.
In Bermec abbiamo sempre cercato di fare questo.

Oggi uno degli aspetti che trova sempre maggiore importanza quando si parla di impresa è l’impegno per il rispetto dell’ambiente, una tematica per la quale la sensibilizzazione e l’educazione al rispetto sono essenziali. Sappiamo che Bermec è in prima linea anche sotto questo aspetto, puoi raccontarci come?

In Bermec abbiamo una sensibilità ambientale da sempre, nel corso degli anni riconosciuta anche attraverso la certificazione ISO 14001 ambientale.
Nel tempo abbiamo ridotto al minimo le emissioni inquinanti, partendo dal recupero dell’olio emulsionabile che un’azienda meccanica come noi scarta, abbiamo sostituito gli impianti di riscaldamento a gasolio con il teleriscaldamento a impatto zero, utilizziamo per gli imballi i quotidiani vecchi che raccogliamo dai grandi utilizzatori e incentiviamo il nostro personale a venire al lavoro in bicicletta, attraverso un piano Welfare dedicato.
Siamo convinti che così facendo, e sensibilizzando collaboratori e clienti a una maggiore attenzione nei confronti delle tematiche ambientali, si possa dare un contributo concreto al rallentamento della deriva che il nostro pianeta sta vivendo.

L’inizio di 2020 è stato molto complicato per le aziende e non solo: come è cambiato il vostro modo di fare impresa durante e dopo il lockdown, e qual è la tua visione più in generale relativamente al nostro territorio, la Valtellina, caratterizzato dalla presenza di numerose piccole imprese?

La Pandemia è stata (e continua a essere) per le imprese un grosso banco di prova. I problemi maggiori che in Bermec ci siamo trovati ad affrontare sono stati quelli legati alla movimentazione delle merci e delle persone, con la conseguente riduzione degli ordinativi dai nostri clienti dell’area europea dove operiamo maggiormente.
Questo ovviamente non ci ha fermato, e volendola leggere traendone un insegnamento e uno spunto di crescita, ci ha fatto migliorare certamente sotto l’aspetto della sicurezza interna e soprattutto sulla gestione giorno per giorno degli ordini senza la possibilità di una programmazione e medio/lungo termine, una situazione che già eravamo abituati a vivere in passato ma che in questi mesi è stata per ovvie ragioni una costante con cui fare i conti.

Parlando del territorio, per quanto riguarda la Valtellina dove opera Bermec, forse le conclusioni le potremmo tirare solo fra qualche tempo, anche se in generale per le imprese i contraccolpi subiti dovrebbero essere stati minori rispetto ad altre zone.
il comparto metalmeccanico, al netto delle chiusure imposte dal Lockdown, ha retto, utilizzando spesso in minima parte gli ammortizzatori della cassa integrazione.
L’agroalimentare non ha mai smesso di lavorare, alcune aziende anche con incrementi di produzione, mentre il settore turistico/ricettivo ha vissuto un periodo giugno, luglio, agosto di incremento fortissimo della presenze, dato che in molti hanno scelto la montagna e in generale di non spostarsi troppo da casa per le vacanze.

Questo momento difficile ci deve far riflettere sui cambiamenti in atto, su ciò che non possiamo fermare e siamo costretti a gestire, e su ciò che invece possiamo, ognuno di noi per la sua parte, cercare di migliorare. Dopo questo inaspettato rallentamento c’è la voglia di ripartire ancora più veloci.